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Ministero dell’Istruzione, dell’Università e
della Ricerca DIREZIONE DIDATTICA STATALE II CIRCOLO DI SCAFATI (SA) - AUTONOMIA 63 |
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Dirigente scolastico Vincenzo Giannone Del perché ho voluto che si intitolasse la scuola
primaria di via Genova a
Ferdinando II di Borbone. - Re delle Due Sicilie dal 1830 al 1859 Dopo
circa un quinquennio di studi condotti sulle origini dei palazzi
e musei borbonici più noti (la Reggia di Caserta, la Colonia di San Leucio, la Reggia di
Capodimonte, la Reggia di Portici, il Museo archeologico
nazionale, il Palazzo reale di Napoli, la certosa di San Martino) e
sulla storia dei re Borbone di Napoli, sono giunto alla conclusione che i
Borbone non furono tiranni, come la storiografia risorgimentale vuol
farci credere, ma che furono degli ottimi governanti attenti ai bisogni
del popolo e che, per dirla con le parole del piemontese Cesare
Bertoletti, sono state dette e scritte
“ignobili
e malevoli calunnie durate più di un secolo a carico dei meridionali e
balle sciocche e in malafede cantate in coro a favore dei settentrionali.
E come egli ha affermato,
anch'io credo
che sia dovere di ogni
italiano di rendersi finalmente conto che sia ormai giunta l'ora di
rendere giustizia ed onore a chi, giustizia e onore, merita in larga
misura”.
Lo
scrittore Milan
Kundera nella sua opera - Il
libro del riso e dell'oblio – ha scritto: “Per annientare i popoli si comincia con
il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la
Ferdinando
II (1810-1859) Ferdinando II fu il Re di Napoli più amato dai suoi sudditi ed è per tale ragione che a tutt'oggi resta il sovrano più calunniato della storia, perché la storia fu scritta da coloro che nel 1860 portarono via il Regno a suo figlio Francesco II, e glielo portarono via con l’inganno, con il tradimento, con la calunnia, con la corruzione dei funzionari e ufficiali borbonici della marina e dell'esercito, con la forza delle stragi e con le fucilazioni dei contadini. E' chiaro dunque che un tale atto poteva essere giustificato solo con l'accusa, da parte dei vincitori (i Savoia), di menzogne e calunnie verso la famiglia dei Borbone delle Due Sicilie. Per fornire una parvenza di giustificazione storica all'assalto vandalico del pacifico, ricco, alleato, legittimo e sette volte secolare Regno delle Due Sicilie, occorreva infangare la memoria del suo migliore rappresentante, Ferdinando II. Di fatto il giovane Francesco II, salito al trono alla morte del padre il 22 maggio 1859, non restò al governo del Paese che poco più di un anno, fino al 14 febbraio 1861, con la resa di Gaeta. Tutto era stato studiato nei mini particolari dalla regia di Cavour e del suo “socio” segreto La Farina. Tutto fu programmato e concordato con gli inglesi e i francesi, che finsero di nulla sapere delle mire che il Piemonte aveva sull'Italia e sul Regno delle Due Sicilie.
Garibaldi
fu un attore inconsapevole del progetto Cavouriano
e delle mire espansionistiche del Piemonte, sull’orlo del fallimento
economico, o forse ne era ben consapevole? Si dice che egli abbia detto “Bixio, qui o
si fa l’Italia o si muore” ma di certo è che Cavour
così descrisse la pensosa situazione finanziaria del regno sardo in
un intervento alla Camera il primo luglio 1850, quando ancora la sua
carriera di ministro non era cominciata : “Io
so quant’altri che, continuando nella via che abbiamo seguito da due
anni, noi andremo difilati al fallimento, e che continuando ad aumentare
le gravezze, dopo pochissimi anni saremo nell’impossibilità di
contrarre nuovi prestiti e di soddisfare agli antichi”. Pier
Carlo Boggio, mandando alle stampe
nell’aprile del 1859 il pamphlet - Fra un mese - scrisse:
“La pace ora significherebbe per il Piemonte la riazione e la
bancarotta”. ...Ma se la guerra non scoppia per il Piemonte è la
fine: è la bancarotta. Se la guerra non scoppia e la conquista degli
stati italiani non avviene, il Risorgimento va in frantumi e trascina
con sé nella rovina il Regno di Sardegna che su quel mito ha costruito
la propria identità”.
(Angela Pellicciari in “Il sud era ricco prima di diventare Italia”) Ferdinando II
fu il sovrano più amato dal suo popolo, ma i suoi calunniatori
presentarono il suo governo come "la negazione di Dio", e da
allora tutti i libri di storia hanno continuato a ripetere le stesse
calunnie. Per confutare le accuse antiche e recenti, e
descrivere la vera personalità e il reale operato di Ferdinando II
Angelantonio Spagnoletti ha
descritto così la fama, che
circondava Ferdinando II fra i suoi sudditi. Egli sempre si
preoccupò di alleviare le sofferenze delle sue popolazioni quando
venivano colpite da terremoti, epidemie, andando di persona sul luogo, e
spesso era presente in Sicilia per risolvere direttamente gli
immancabili problemi con le difficili popolazioni locali (perfino Luigi
Blanch riconosce l'attaccamento delle popolazioni al sovrano e Niccolò
Tommaseo lo descrisse come il migliore dei Principi italiani). Nei
suoi viaggi viveva con i sudditi, faceva da testimone ai lori matrimoni
e battesimi, lasciava loro denaro, ecc. Insomma, amava presentarsi come
il Padre del suo popolo, che per lui era la sua famiglia. Commenta
Spagnoletti (Storia del Regno delle
Due Sicilie, 1997, p. 88): «La calunnia sembrava
accompagnare costantemente la vita e l'operato di Ferdinando II; ciò
nonostante quella che gli ambienti filoborbonici costruivano era
l'immagine di un sovrano virtuoso e leale, che aveva mantenuto in sé il
valore, la clemenza e la religione dei suoi avi, aveva evitato il
coinvolgimento del regno nei moti del 1830-'31 e, con quello, pericolose
interferenze straniere, aveva difeso l'onore nazionale nella questione
degli zolfi e, per questo, aveva dalla sua l'intero popolo napoletano
che era quasi "immedesimato" nei pensieri del suo re».
Carlo Alianello, riguardo le riforme e le
innovazioni di Ferdinando II, ha scritto: «Volle
strade, volle porti, volle bonifiche, ospizi e banche; poco sopportava
una borghesia saccente e rapace, la cosiddetta borghesia dotta, i
"galantuomini". Cercò piuttosto di creare una borghesia che
mirasse al sodo. Non fu fortunato per la ragione che nel Napoletano
altra borghesia non esisteva che quella delle professioni e degli studi,
"pennaruli e pagliette", quelli che avevano cacciato suo nonno
da Napoli, legati a fil doppio allo straniero per sole ragioni
ideologiche che il Re, come re, non capiva; e l'avida schiera dei
proprietari terrieri». continua Alianello: L'Almanacco reale del Regno delle Due Sicilie del 1854, dopo una
lunga e particolareggiata lista d'istituti di credito e beneficenza,
riporta la seguente nota: "Si
ha, oltre i luoghi pii ecc. ecc., pei domini continentali un totale di
761 di stabilimenti diversi di beneficenza, oltre 1131 monti frumentarii,
ed oltre de' monti pecuniari, delle casse agrarie e di prestanza e degli
asili infantili" (…) Per sua volontà si badò a costruire
strade, che dalle 1505, quante se ne assommavano nel 1828, erano
divenute nel 1855 la bellezza di 4587 miglia. E non straduzze da poco..».
Erano l'Amalfitana, la Sorrentina,
la Frentana, che fu interrotta per l'arrivo dei "liberatori";
l'hanno finita solo cento anni dopo. Poi la costiera adriatica, la
Sora-Roma, l'Appulo-sannitica, che collegava Abruzzi e Capitanata, l'Aquilonia,
che collegava Tirreno e Adriatico, la Sannita, da Campobasso a Termoli. Francesco
Durelli scrisse:
«In quattro anni soltanto, dal 1850 al 1854, furono reintegrati nei
demani comunali più di 108.950 moggia di terreni usurpati e divisi in
sorte ai bisognosi agricoltori»; Continua
Durelli: «In breve dal '52 al '56, che sono solo quattro anni, furono
costruite 76 strade nuove, di conto regio, provinciale e comunale.
Moltissimi i ponti, e fra tutti il ponte sul Garigliano, sospeso a
catene di ferro, che fu il primo di questa foggia in Italia, e tra i
primissimi in Europa. Eppoi le bonifiche, l'inalveazione del fiume
Pelino, la colmata dei pantani del lago di Salpi, la bonifica delle
paludi campane (…) In 30 anni, la marina a vela raddoppiata, la marina
a vapore creata dal nulla, che nel 1855 contava 472 navi, per 108.543
tonnellate, più 6 piroscafi a ruota, 6913 tonnellate di barchi diversi.
E le scuole, i collegi nautici, le industrie».
«Per
introdurre criteri di economia nelle finanze, Ferdinando ridusse di
molto il proprio appannaggio, abolì diversi uffici inutili e alcune
delle prerogative reali. Semplificò le procedure nelle Corti di
giustizia, sostituì l'impopolare viceré di Sicilia, nominando suo
fratello a tale carica e, allorquando viaggiava per il Regno, proibiva
alle municipalità di farvi preparativi costosi per la sua venuta,
accettando l'ospitalità di qualche residente, o prendendo dimora nella
locanda di un villaggio o in un convento francescano. Non c'è da
stupirsi che fosse un sovrano popolare». Ferdinando II
aderì nel 1838 agli accordi franco-britannici contro la tratta dei
negri e nello stesso anno stabilì pene severissime contro i duelli
anche per i padrini. Concesse l'aministia per i detenuti per ragioni
politiche in Sicilia e grande autonomia giuridica ed amministativa
all'isola; seguì inoltre personalmente la lotta alla feudalità.
L'economia fu in continua crescita, e grande sviluppo ebbe la marina
mercantile. Giuseppe
Paladino nell'Enciclopedia Italiana (Treccani), alla voce
Ferdinando II ha scritto:
«Diede impulso a costruzioni di pubblica utilità. La prima
ferrovia inaugurata in Italia fu la Napoli-Portici (1839). Ad essa seguì
nel regno l'altro tronco Napoli-Capua. Sotto Ferdinandi II fu ampliata
la rete telegrafica a sistema elettrico (…) La marineria mercantile a
vapore ricevette grande incremento; nel 1848 aveva il terzo posto per
numero e armamento di navi. Una serie di trattati di commercio con
l'Inghilterra, con la Francia, con la Sardegna inaugurarono un sistema
illuminato di moderato protezionismo (1841-1845). Le finanze erano
amministrate in modo mirabile: il contribuente napoletano pagava meno
degli altri italiani…» Per
quanto riguarda l'amministrazione della giustizia, occorre ricordare che
dopo la rivoluzione del '48 non furono eseguite nel Regno di Napoli
esecuzioni capitali (eccetto quella futura di Agesilao Milano). Delle 42
comminate dai tribunali, Ferdinando II ne commutò 19 in ergastolo, 11
in 30 anni ai ferri, 12 in pene minori. Negli stessi anni il Re graziò
2713 condannati per reati politici, e 7181 per reati comuni, mentre dal
'48 la statistica criminale nel Napoletano fu in costante diminuzione
(quando si celebrò il processo a Settembrini e Spaventa per aver
fondato la società segreta "Unità italiana", gli osservatori
stranieri, seppur nemici dei Borbone, dovettero ammettere che il
processo fu condotto con magistrale correttezza).
«le
imposte erano meno gravose di quelle del Piemonte e minori di quelle
italiane degli anni postunitari; il credito del governo solido, il
debito basso, la coscrizione molto più tollerabile; gran parte delle
entrate erano spese nell'agricoltura e nei lavori pubblici, fra cui
si ricordano la prima ferrovia e il primo telegrafo elettrico in Italia,
e anche il primo ponte sospeso e i primi fari diottrici furono attuati
nel Regno; e così il primo battello a vapore. Il commercio era in
crescita, fiorenti le manifatture» . In generale, ai già più che eloquenti giudizi
storici finora riportati, si può aggiungere che Ferdinando viaggiò
molto per il Regno a visitare ospedali, carceri, campi di lavoro, ecc.,
al fine di sovvenire sempre di persona ai reali bisogni dei sudditi. Per
risparmiare e poter diminuire le tasse, oltre a ridurre le spese di
Corte e quelle personali, ridusse lo stipendio dei ministri e stabilì
contro la disoccupazione che la stessa persona non potesse ricoprire due
cariche pubbliche; molti parchi di caccia reale furono restituiti
all'agricoltura; sviluppò l'industria, specie quella tessile, fece
costruire, oltre alle strade ed alle ferrovie prime elencate, porti,
cantieri mercantili, ponti su fiumi, cimiteri fuori dell'abitato,
ospedali, conservatori, orfanotrofi, asili infantili per fanciulli
poveri, anche case di ricovero per malati di mente (abolì di fatto
l'accattonaggio), case per fanciulle, carceri moderni e istituti per
sordo-muti; curò la cultura fondando cattedre, aprì biblioteche,
convitti, educandati, orti agrari e scuole gratuite; bonificò le
terre delle paludi sipontine e l'isola di S. Stefano di fronte a Gaeta e
introdusse nuove coltivazioni nel Regno; fondò istituti per
incoraggiare l'intrapresa economica premiando con medaglie i migliori;
ad ogni occasione (matrimoni reali, feste particolari, ecc.) elargiva
donazioni per poveri e doti di matrimonio per fanciulle bisognose;
quando vi erano epidemie di colera andava di persona negli ospedali, e
così faceva anche quando vi erano terremoti e disastri naturali,
soccorrendo materialmente i derelitti; d'altro canto rafforzò anche
l'esercito e la marina militare, che divenne una delle prime in Europa. Ferdinando
II
fu dunque la massima e più completa espressione di quel riformismo politico e
sociale, inaugurato dal suo bisnonno Carlo III, che caratterizzò sempre la
Real Casa di Borbone delle Due Sicilie. Egli fu un re moderno, un
imprenditore e un politico attento ai bisogni del suo popolo. (1) (1)
http://www.realcasadiborbone.it/ita/archiviostorico/cs_07.htm)
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